INTERVALLO. Nella buona sorte e nelle avversità

Siamo a Roma, ma potremmo essere in una qualsiasi città dove c’è un cinema e, di conseguenza, almeno un proiezionista, che chiameremo Mr. P.

Qualche Mr. P. è scapolo, conduce una vita felicemente disordinata, dorme fino a tardi, mangia in trattoria, dopo l’ultimo spettacolo vagabonda un po’ per la città e torna a casa dove trova il letto da rifare e un paio di birre in frigo.

Altri vivono ancora in famiglia, eterni adolescenti con la mamma che prepara loro la cena da consumare in cabina tra uno spettacolo e l’altro e non passa l’aspirapolvere prima di mezzogiorno.

Poi ci sono quelli che, per fortuna o per incoscienza, hanno trovato una Mrs. P. E’ di lei che andremo a raccontare, una tra le tante, la compagna di un uomo per il quale il tempo non segue la consueta scansione. Non c’è la sveglia alle sette e la colazione con tutta la famiglia. Non ci sono i pigri fine settimana con la gita fuori porta, la partita allo stadio o il pranzo dai suoceri. Forse è per questo che spesso la “gente dei cinema” trova  il proprio partner tra chi fa parte dello stesso ambiente. Ma non sempre è così, a volte la consorte di Mr. P. è una donna che lavora dalle otto alle cinque, la sera guarda la televisione, ripensa in santa pace alla giornata appena trascorsa, a volte esce con le amiche single. Alle riunioni di famiglia e alle cerimonie va quasi sempre da sola perché lui sta lavorando, deve andare a lavorare, oppure ieri ha lavorato e ora sta riposando.

Eppure Mrs. P. non riesce ad immaginare una vita diversa, è abituata a quei ritmi così inconsueti da diventare una particolarissima consuetudine. Ogni tanto capita un fine settimana libero, vorrebbero organizzare mille cose, ma poi finiscono per godersi la pace casalinga, anche perché  per lui alzarsi presto la mattina è quasi impossibile.

Una sera di dicembre, per una specialissima occasione, Mr. e Mrs. P.  vanno a cena fuori, solo loro due come fosse la prima volta. Ma tra una portata e l’altra arriva una telefonata: c’è un’emergenza in sala 1. Cena finita anzitempo, l’incontro romantico prosegue in cabina di proiezione e finisce tra matte risate pensando alla banalità di una serata perfetta e noiosissima.

Mrs. P. gode di alcuni privilegi.

Non paga l’ingresso al cinema, anche se non ci va quasi mai.

Le ferie durano un po’ più a lungo, quanto la chiusura estiva del cinema.

Sa sempre in anticipo quando ci sarà un’anteprima importante e avrà la possibilità di essere in prima fila, al massimo in seconda, vedere gli attori da vicino e salutarli come fossero vecchie conoscenze, per poi raccontarlo alle amiche.

Le pareti di casa sua sono tappezzate di manifesti cinematografici, arrotolati e messi via in tutta fretta prima che gli inservienti li facciano sparire nelle fauci del cassonetto per carta e cartoncino. Sono sempre un po’ stropicciati, e questo li rende ancora più belli.

Se il cinema per il proiezionista è una seconda casa, per sua moglie è un luogo dove si sente un’ospite d’onore. Come quella volta in cui lui l’ha attirata con l’inganno in sala di domenica all’ora di pranzo e, prima dello spettacolo delle quindici e trenta, le ha fatto trovare un cesto da pic-nic in platea e ha proiettato solo per lei il suo film preferito.

Quante donne hanno trascorso la nottata in giro per i quattro angoli dell’Urbe a cambiare lampade di proiettori,  hanno visto l’alba uscendo da un cinema e hanno fatto colazione con il pane appena sfornato più buono del mondo, rendendosi conto solo dopo che in realtà si trattava di un pasto serale molto in ritardo?

E quella volta che la città era bloccata da una eccezionale nevicata, proiezionisti e cassiere, non disponendo di slitte o gatti delle nevi, non potevano raggiungere il cinema ma gli spettatori erano comparsi magicamente, nonostante il gelo e il rischio di scivolare sul marciapiede ghiacciato, loro due hanno aperto la sala, coppia di dissennati incuranti di ogni più elementare norma di sicurezza, sentendosi un po’ eroi e un po’ fessi.

Mrs. P.

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